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POLITICA
Abolizione del denaro contante
20 dicembre 2014



Esattamente ventuno anni fa gli italiani sentirono parlare in televisione per la prima volta di abolizione del denaro contante; ovvero della tracciabilità delle transazioni.


Avvenne il 20 dicembre 1993 in una puntata del Maurizio Costanzo Show.


Uno sconosciuto, io, ebbe il coraggio di affrontare le prevedibili burle di chi non aveva capito nulla di ciò che sarebbe avvenuto nel futuro.


Rivedere la trasmissione - il mio intervento dura pochi minuti - è di grande interesse per capire quanto sia cambiata la nostra società. Come eravamo fatti e cosa pensavamo venti anni fa e come siamo oggi. Dico eravamo ma dovrei dire erano, mi riferisco soprattutto alla nostra intellighenzia



http://youtu.be/Y6ZfaS1Wd7o



Quanto affermavo - oggi sembrerebbe banale in quanto molto è già avvenuto o comunque si capisce che il tutto primo o poi avverrà - era talmente impensabile che… il più famoso, anzi allora era il primo e l’unico, giornalista e conduttore di talk show dopo aver inutilmente cercato di cogliermi in fallo mi domandò sornione: Magaletti, da uno a mille, che percentuali di successo prevede?


L’occhietto con cui mi guardava era come al solito “furbo” e riguardandolo oggi ci si potrebbe chiedere: ma se lui era il migliore, a chi abbiamo affidato i nostri media in questi vent’anni? La risposta la sappiamo: a quella informazione che è la prima responsabile del baratro in cui si trova l’Italia che, prima di essere finanziario, politico, istituzionale, ecc. è culturale.


Quando nel 2009 ho scritto un pamphlet che riguardava anche questo argomento: “La bibbia dell’aspirante cittadino”, ho chiesto al Costanzo se voleva partecipare alla presentazione del libro che avrei fatto a Roma come testimone o testimonial, ma ho fatto uno sbaglio: gli ho inviato il video come promemoria. L’ha visto e ovviamente ha rifiutato; non ci avrebbe fatto una gran bella figura.


Qualche anno fa, nel 2012, è venuto il turno della Gabanelli - l’attuale mostro sacro, anche candidato alla presidenza della repubblica delle banane - che è stata fulminata sulla via di Damasco dalla abolizione del denaro contante. Trasmissioni, questa volta su Report; il Corriere della Sera non negava intere pagine sull’argomento a una tal prestigiosa firma; sembrava la Giovanna d’Arco della tracciabilità. Scrisse anche un appello sul Corriere: sarebbe bello se un economista mi sostenesse in questa divulgazione.  


Io che nel frattempo - vent’anni - mi ero laureato in economia, mi ero continuato ad interessare dell’argomento leggendo di tutto, discutendo, scrivendo, gli ho inviato una mail dando la mia disponibilità, in considerazione delle competenze acquisite, ma ho fatto uno sbaglio: gli ho detto tutto e che cioè erano vent’anni che ne discutevo anche sui mass media. Ohibò… Risposta? Silenzio. 


Di fatto l’ho informata che aveva scoperto l’acqua calda.


Da grande servizio d’inchiesta 

il tutto si sarebbe trasformato in una desueta minestra: 

la ribollita.


Perché scrivo oggi questo? Perché tutto, come previsto, si sta avverando ma… senza le indispensabili accortezze che potrebbero trasformare un sogno in un incubo


E io, e forse solo io, posso dire di saperne qualcosa.



Perché un sogno? Perché posso dimostrare che questa misura varrebbe per l’Italia 250 miliardi di euro l’anno. Vale a dire che in due anni da fanalino di coda diventeremo il paese più virtuoso d’Europa. Fine della crisi, fine della disperazione per tanti, troppi italiani.


Perché un incubo?  Perché senza i preventivi e necessari accorgimenti il nostro paese diventerebbe peggio di uno stato di polizia, qualcosa di simile ad Orwell 1984. Gestiti poi da questi politici, questi giornalisti, questi amministratori… forse anche peggio.





P.S. Ci sarebbe anche dell’altro di veramente innovativo e di incredibile interesse ma se ve ne parlassi vi mettereste a ridere, mi sbeffeggiereste. 


Non siete pronti. 


Io l’ho scritto. 


Ne riparliamo tra altri vent’anni.






























  




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