.
Annunci online

Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


politica interna
Esodato dall'amore
15 maggio 2013

 

Cari amici, non pensavo di suscitare tanto clamore. Mi dispiace deludervi ma desideravo solo segnalare la mia indisponibilità per evitare i continui inviti di incontri che arrivavano su fb. Pensavo che cambiasse solo il mio status e invece ne è venuta fuori una sorta di pubblicazione di nozze/fidanzamento che non c’è.  Visto comunque che sono andato involontariamente in argomento vi devo una delucidazione: ritengo di essere stato nel passato un felice antesignano dei single, anche se sarebbe più corretto, al posto di single, il termine di “monogamo seriale”. Attualmente mi ritengo un “esodato dall’amore” anche se, come è avvenuto sul lavoro, sarebbe più corretto parlare di autoesodato. Questo e quanto.  Grazie per le manifestazioni di affetto e simpatia.

 

 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. esodato

permalink | inviato da nicolax2 il 15/5/2013 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Vergona!
2 dicembre 2010

 

Roma, 1 dicembre 2010
Compagni Radicali,
interrompo lo sciopero della fame che ho fatto per trenta giorni per rivendicare la libertà di parola che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani. Dopo vent’anni di militanza radicale, sono indignato e offeso da chi si erge a paladino di tale libertà e vanta di dar voce a chi non ce l’ha. Offeso dalle ingiurie che ho subito da voi che vi siete erti a chierici della nonviolenza per indicare la strada dell’ortodossia. Indignato da come avete imbavagliato il dissidio interno impedendogli di esprimersi su Radio Radicale e Notizie Radicali che hanno dimostrato di non essere mezzi di informazione radicali ma di privata proprietà del padre padrone On. Marco Pannella. Proprio Pannella che rivendica ossessivamente la voce sui mezzi di informazione nazionale, la nega all’interno dei suoi organi di informazione. Non perderò più una sola caloria per cercare di aver ascolto da chi si è dimostrato sordo a ciò che ha professato per una vita, ma userò tutte le mie energie per rivendicare questo mio diritto negato e ciò in cui ho creduto. Iniziai la mia militanza radicale in una associazione intitolata a Voltaire che aveva come motto la sua famosa frase: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. Di questo mi sono alimentato per vent’anni e voi questo avete ignorato durante i trenta giorni del mio sciopero della fame. Vergogna!
Mi appello a chiunque condivida la mia protesta affinché mi dia quella voce che mi è stata negata proprio dai compagni radicali.
Nicola Magaletti
Un ridicolo incidente
27 novembre 2010

 

Un ridicolo incidente
Ieri sera ho fatto troppo tardi. Le due del mattino. La Dott.ssa Troiani mi aveva raccomandato che, a queste condizioni, se volevo continuare, dovevo proseguire lo sciopero della fame a letto. Perché, per le complicazioni sopraggiunte, è diventato quasi un digiuno totale forzato. Ma come faccio. E’ già stato troppo, ingenuamente, silente questo sciopero. Ora sono uscito allo scoperto e qualcosa comincia a muoversi. Amici di un Meetup  toscano mi hanno chiesto un video: sono pronti a pubblicarlo. Sempre più persone mi stanno dimostrando solidarietà perché condividono la mia battaglia e, alcuni, l’hanno fatta propria. Grazie Pierfrancesco. I radicali contrari, che a volte mi hanno letteralmente riempito di ingiurie, dialogando, forse stanno capendo che le mie motivazioni, almeno, sono sincere e mi stanno aggredendo sempre meno. Qualcuno comincia ad ammettere a denti stretti alcune delle manchevolezze che voglio evidenziare. Forse il muro di gomma di sta infrangendo. Non posso proprio ora mollare.
Alle due la testa la incominciavo a sentire debole e mi sono ricordato degli ammonimenti del Dr.Falchi Delitala Nicolò che mi ha intervistato al S. Giovanni: il pericolo è che non alimentando sufficientemente il cervello, comincino a ledersi alcune sinapsi (se ben ricordo), quelle della memoria e sono danni irreversibili. “Ne è cosciente? Dottore non voglio farmi del male. Mi voglio fermare un attimo prima. Come fa il mio guru Marco, che attualmente a 81 anni sta in sciopero della fame dai miei ventidue più trenta giorni, per salvare la vita a Tereq Aziz. Si, Pannella, ma lui è abituato. C’è sempre una prima volta dottore”. Ora prendo un poco  di acqua e zucchero così gli do alimento. E poi subito a letto. Elisabetta non mi dice nulla. Ma è proprio quando è in silenzio che è più preoccupata. Io la conosco. Mi riscaldo attaccato al suo corpo ma “la capa gira”. Devo pensare ad altro… sono le sei e mi sono già svegliato? Mhm… Si mette male. Forse è bene che mi faccia ricoverare così mi alimentano con delle flebo nutrienti e metto fine a questo stupido rischio. Resto azziccato ad Eli e c’è quel tepore benefico che si sente solo al mattino. Ha il sonno leggero lei, ma seriale. Se gli do un bacio o gli mordicchio il lobo, lei fa un sorrisino, un vezzo ma si riaddormenta subito. So che ama essere coccolata così. Ed è così che tengo lontana la mente dal vortice dei miei pensieri che mi vuole risucchiare. Ma sono già le sette e trenta. C’è Massimo Bordin su Radio radicale.
 Il telefonino è quasi scarico e quel cazzo di caricabatterie non lo trovo. Volevo metterlo sotto carica ieri sera ma non lo trovavo e sentivo la testa troppo esaurita e … devo dormire. Fan culo.  Lo carico domattina il telefonino ed ecco, che con  gli auricolari potevo sentirlo a letto. Per far contenta la Dott.ssa Troiani. Niente da fare è quasi scarico; via al computer. Alzo tutta la serranda e….. che ti vedi…. Una scena imperdibile. Da Marcia Trionfale. Alla Bellocchio.
 
 
 La finestra dà sul Celio, dove, in pompa magna, allestiscono le camere ardenti. Proprio l’altro ieri, l’unica volta che avrei fatto una visita solitaria a quel luogo, ero ricoverato al S. Giovanni; la costruzione immediatamente dopo il Celio. A pochi passi. Lì, per l’ultimo saluto, c’era la bara del Generale Roberto Di Labio, del Nibbio III. Morto improvvisamente d’infarto. Il Nibbio terzo era il nostro corso pingue, in Accademia Aeronautica, e noi del Marte III, gli anziani, li avevamo accolti in quell’ambiente fuori da qualsiasi realtà immaginabile. Se avesse saputo Bellocchio… altro che Marcia Trionfale. Maurizio, uno dei quattro miei migliori amici del Marte, era il suo centenario, aveva il suo stesso numero di matricola con la M invece che con la N e gli ha fatto da padrino. Addio Roberto, non ho potuto farlo di persona, ti saluto ora, così, guardando quel luogo dove, ieri, anche tutti i Marziani, sono venuti a darti l’ultimo saluto. Ti eri fatto voler bene, e il Tam Tam, sul forum del Corso ha lasciato tutti costernati. Sono arrivato tardi. E dire che eri sotto la mia finestra. 
Ora c’è solo quel battaglione, inquadrato, che come facevamo noi ogni mattina, si schiera di fronte al comando. I passati mi rincorrono e sono sempre più presenti e pretendono di nobilitarsi in un futuro di speranza. Ma, si Maurizio, ricordi le zingarate che ci nutrivano proprio nei momenti più assurdi o drammatici, proprio sdrammatizzare quei momenti? Le supercazzole con scappellamento a destra che hanno riempito i vuoti, e anche quello di Francesco Maria Bettini della Rovere da Senigallia? Di Cico? Il giorno del suo funerale?
Ma, Maurizio, questa non te la puoi perdere. C’è il battaglione schierato e il camion dell’AMA, con tanto di lampeggiante,  che incombe per fare il suo lavoro; con una coda di auto bloccate che tra poco inizia a suonare per chiedere strada. Ma la manfrina è sacra da secoli e il mondo moderno deve aspettare i suoi tempi. Il battaglione, non curante, si divide in plotoni che ordinatamente e, al passo, dirigono tutti verso i cassonetti. Con in processione, dietro, gli onori del lampeggiante del camion dei rifiuti che segue il corteo, e dietro le auto, ordinate e al passo anch’esse.
Girato l’angolo, lo sappiamo, si scioglieranno le righe e inizierà un nuovo giorno in caserma. Il camion scaricherà finalmente i suoi cassonetti. Il traffico si dissolverà per riapparire al prossimo intoppo. Ma…. Non ci posso credere. Il sipario non è ancora calato. Ecco che da dietro l’angolo rispunta all’ improvviso per tutti, il camion in retromarcia e…. stunf. Ha preso la prima auto che, impaziente, si era fatta troppo sotto ritenendo anch’essa che tutto finisse dietro l’angolo. È così che ti saluto allievo Roberto, con quel sorriso che ha accompagnato i nostri anni verdi in accademia. La vita è nei nostri ricordi e nei nostri cuori ma la vita continua. È là. Dietro l’angolo.
 

 

 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. marte nibbio accademia aeronautica

permalink | inviato da nicolax2 il 27/11/2010 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Presentazione
27 marzo 2010

Gli amici Radicali mi hanno chiesto anche una presentazione da inserire sul sito della lista BoninoPannella. Come per il curriculum ho inviato anche questa.

 

 

Verso i nove anni ho frequentato il catechismo di preparazione alla prima comunione. Mi sembrava che mi raccontassero favole incomprensibili e che l’unica cosa seria su cui ponevano molta enfasi fosse quella di non commettere peccati o, peggio, sacrilegio. Non c’era scampo. Per non peccare dovevo assumere quella prima ostia convinto che fosse il corpo di Cristo. Ma io non lo ero. In famiglia mi avevano comprato il primo abito con i pantaloni lunghi, quello per la comunione, e preparato la festa a cui avrebbe partecipato da mio padrino Amedeo, in Italia casualmente ma residente negli USA. Quando ho capito l’aria che tirava, anche aria di sberle, ho deciso: ho fatto sacrilegio. Ho buttato giù quel boccone molto amaro. Dopodiché ho sempre cercato di evitare di andare in chiesa. Qualche funerale e poco altro.
Nel ’68 tutte le scuole di Bari erano occupate tranne l’ITIS Marconi, la più numerosa, con 2.500 studenti. La occupammo anche noi, con grande soddisfazione delle altre scuole, con la motivazione di non farci strumentalizzare da chicchessia e discutere in assemblee per tre giorni sul momento storico che stavamo vivendo. La occupammo per discutere,capire e scegliere; deliberare… Fummo convocati, da un fantomatico movimento studentesco, nella sede del PSUP per una grande manifestazione che si voleva fare il giorno dopo. Ci andammo io e Tonino Nisi in rappresentanza del Marconi. Quel giorno si sarebbe tenuta anche una manifestazione di operai e noi non avevamo nulla in contrario, anzi. Noi eravamo, in quanto istituto tecnico, più vicini a quegli operai di qualunque altra scuola. Ma chiedemmo con forza e ponemmo come condizione per l’adesione che i due cortei restassero divisi. Ce lo garantirono. A parole. I due cortei si riunirono in via Andrea da Bari e c’erano solo bandiere rosse. Solo quelle foto passarono sui giornali e in televisione. In quegli anni i fascisti mi davano del comunista e viceversa. Non parliamo dei cattolici con i quali non avevo nulla a che fare. Detestavo quella volgare violenza. E mi sentivo tremendamente solo. Solo con quella rompiscatole della mia coscienza.
Durante la crisi energetica del ’76 ero un ufficiale pilota e mancando carburante non si volava e ci si grattava la pera nonostante proponessimo di fare mille altre cose. “State in linea di volo per otto ore e poi andate a casa.” Io ho deciso di andare a casa. Per sempre. Ero pronto a rischiare la vita non a rompermi i coglioni. Prima di farlo, il tempo c’era, per due mesi ho letto due, tre giornali al giorno. C’erano le elezioni e volevo, almeno in quello, votare secondo coscienza. No destra, sinistra, centro. Vado nella sede del partito repubblicano di Latina per chiedere informazioni sulla loro storia e sul programma politico: mi guardarono come un marziano. Era vero. Ero del corso Marte dell’Accademia Aeronautica ed ero, allora, ancora un cavaliere senza macchia e senza peccato.  Montanelli invitava a votare DC tappandosi il naso. Gli ho voluto dare fiducia ma è stato uno sbaglio. Come per la prima comunione. La puzza è stata così forte che ho deciso di non votare mai più. O meglio. Ho sempre votato scrivendo sulla scheda a caratteri cubitali ANNULLATA.
Questo è durato finché la mia compagna degli anni ‘80, Mariella Francese, che stava  da tre giorni e tre notti presidiando il tribunale di Bari per mettere il simbolo Radicale per primo nelle liste elettorali,  decise di non accettare l’invito del segretario del partito, Giovanni Negri, di lasciare i presidi in quanto il ministro degli interni, interpellato, non era in grado di garantire l’incolumità fisica dei militanti radicali. La considerava una ingiustizia e voleva battersi  fisicamente con un pregiudicato, dal collo taurino, che il PCI aveva inviato l’ultima notte per conquistare, come al solito, il primo posto nella lista. Diceva: “voglio vedere se ha il coraggio di pestarmi”. Lei la chiamavo topolino piccolo perché topolino non rendeva adeguatamente la sua stazza. Mi ci vollero diverse ore per convincere lei e i Radicali che la loro battaglia l’avevano già vinta moralmente ma molto meno, fu una folgorazione,  per capire che io, Radicale, lo ero stato da sempre.
Lo sono ancora.



permalink | inviato da nicolax2 il 27/3/2010 alle 20:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Curriculum vitae
27 marzo 2010

 

I Radicali mi hanno chiesto un curriculum da pubblicare sul sito della lista BoninoPannella. L'ho inviato in ritardo rispetto alla richiesta e loro sono "svizzeri", non so se lo pubblicano o se è già stato pubblicato. Per ora lo inserisco quì.
 
 
CURRICULUM VITAE - EMOTIVO ACCADEMICO LAVORATIVO
La mia vita cominciò. Come l’erba come il fiore. E mia madre mi baciò. Come fossi il primo amore. Nacque così la vita mia il 15 novembre 1952 a Bari. Diciotto anni dopo la lasciai e presi il volo in Accademia Aeronautica. L’ MB 326 mi ha fatto scoprire la bellezza e l’imponenza dei cumuli nembi quando per gli umani piove ed è tutto grigio e per gli angeli, che sanno perforare le nubi, il paradiso è un cobalto intenso che avvolge vallate di ovatta e enormi montagne bianche, abbaglianti, dalla forma di cavolfiori che con la loro cima sfiorano la stratosfera. Disegnare nel cielo a venti anni, da solo in quell’infinito, un quadrifoglio o un otto cubano è un’esperienza che non si dimentica e che torna alla mente quando si è felici o disperati. La crisi energetica e la conseguente mancanza di carburante mi risvegliarono da quel torpore e dopo cinque anni presi una delle mie più sofferte decisioni: riconsegnai la mia tuta di volo, il mio casco bianco, e feci il mio primo salto nel buio. Non più gradi, stipendio, status. Ma: con la forza e la determinazione di un leone..
Avendo sbiennato in Accademia ho dato qualche altro esame ad ingegneria e galeotto fu quel libro, non di Paolo e Francesca ma, di Fisica Tecnica, docente Straub del politecnico di Bari. Mi lanciai in un altro solare, quello dei pannelli. Erano gli anni settanta. In via Orazio Flacco, n.39 la prima istallazione. A casa mia. Contagiai con il mio entusiasmo Don Ciccio Binetti che mi dette in comodato un suo capannone in disuso: 2.000 mq e palazzina uffici ai bordi di una ex cava di pietre. Mi commissionò anche, a prezzo di costo, lo meritava, il più grande impianto solare del meridione per riscaldare la sua piscina dell’Ippodromo degli Ulivi. Erano tanti e belli quei pannelli; grandi quanto la fiancata di una nave. Sul tetto del capannone cominciai a fare sperimentazione: abbinai pompe di calore ai pannelli per nobilitare quell’energia a bassa temperatura; e divulgazione: Rosanna Laterza portava le sue scolaresche a scoprire la prima l’energia pulita pugliese. Quel cocciuto di Don Ciccio voleva risparmiare anche sul montaggio dell’impianto che volle fare da solo e fu così che la bufera, che distrusse quell’anno il lungomare di Bari, sollevò anche i miei pannelli come se fossero una vela e li scaravento giù nella cava. Di notte. Secondo, ma non ultimo, salto nel buio. 
Prima Fiera Italiana Itinerante; in nove paesi arabi; patrocinata dall’ICE che sparisce, l’ICE, appena gli organizzatori, la Brambilla & Associati, falliscono miseramente.  Acqua minerale e salotti nel Kuwait che… Importazioni di pelli da concia dall’Australia che… e poi, chi semina raccoglie, a meno di trenta anni guadagnavo un milione al giorno. Quando i milioni erano milioni. Tutti dichiarati e tassati. Si, partendo da semplice rappresentante della Cesare Fiorucci Spa di Roma, ad agente generale, capo area, national account manager, direttore commerciale. E quindi dirigente aziendale. E poi… Luigi Ugolotti Srl a Parma, I F.lli Emiliani Srl a Parma.  Trenta anni passati con la testa tra le nuvole non da pilota militare ma su aerei di linea da business man.
 E ora… con la mia impresa, omonima, di prodotti e servizi di direzione e organizzazione, mi stavo appassionando alla riorganizzazione del Consorzio Artemide di Bari, che si occupa di consulenza finanziaria alle PMI, quando è scoppiato l’annus orribilis! La più profonda crisi finanziaria dal ’29! Fan culo.
E da gennaio 2010, finalmente salto nella luce, basta vagare, finalmente a Roma, vicino alla mia metà, Elisabetta, ricomincio da due; anzi da tre perché c’è anche Cecilia.
 
 
Gli studi: Laurea in Economa e Commercio all’università di Genova. E poi… Master SDA Bocconi, Corsi e stracorsi alla SPEGEA, ISDI, Dynargie, Università di Parma, IMQ/CSQ, APCO…..
Lingue straniere: Inglese livello intermedio, Spagnolo primo livello.
PC Skill: Padronanza prodotti MS Office, linguaggi di programmazione Giurassici e Triassici.                                                                       
Mi sono talmente rotto le palle di fare il curriculum che stavolta l’ho voluto fare così ma… è tutto vero
sfoglia
dicembre