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POLITICA
Emma sul Viale del tramonto dei #Radicali vince ma non convince.
5 novembre 2012
           

È stata scritta veramente una brutta pagina sul libro giallo della peste italiana. Una pagina che non avremmo mai voluto leggere e, soprattutto, che non avremmo mai voluto scrivere perché quella pagina, questa volta, l’abbiamo scritta noi; anzi, la migliore di noi.

 

È accaduto proprio oggi. Non si può sbianchettare; il tutto è impresso nella memoria di ognuno di noi; e poi c’è quella cazzo di Radio Radicale che diffonde nell’etere e che registra tutto a futura memoria; e poi  l’espressione del viso di quella militante giovane, apparentemente pura, sembrava che gli avessero ammazzato il gatto.  

 

La sua, e purtroppo quella di più di un dirigente, non è stata lotta politica, leale confronto di opinioni, è stato un maldestro tentativo di prevaricare, di annientare opinioni diverse con ogni mezzo e mezzuccio per fini sulla cui nobiltà nutro troppi dubbi.

 

Hai vinto ma, non hai convinto; anzi, hai vinto?

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA
Chapeau, Secolo d’Italia
15 settembre 2011
           

L’ultima volta che un mio scritto è stato pubblicato risale a diversi lustri fa ad opera del compianto Montanelli.

Scrivo cose eccessivamente scomode o di scarso interesse? Giudicate voi.

Quanto vi allego l’ho inviato, senza esito, a tutte le testate giornalistiche italiane ed è attinente alla lettera che gentilmente vi accingete a pubblicare.

 

 

Roma, 1 dicembre 2010

Compagni Radicali,

interrompo lo sciopero della fame che ho fatto per trenta giorni per rivendicare la libertà di parola che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani. Dopo vent’anni di militanza radicale, sono indignato e offeso da chi si erge a paladino di tale libertà e vanta di dar voce a chi non ce l’ha. Offeso dalle ingiurie che ho subito da voi che vi siete erti a chierici della nonviolenza per indicare la strada dell’ortodossia. Indignato da come avete imbavagliato il dissidio interno impedendogli di esprimersi su Radio Radicale e Notizie Radicali che hanno dimostrato di non essere mezzi di informazione radicali ma di privata proprietà del padre padrone On. Marco Pannella. Proprio Pannella che rivendica ossessivamente la voce sui mezzi di informazione nazionale, la nega all’interno dei suoi organi di informazione. Non perderò più una sola caloria per cercare di aver ascolto da chi si è dimostrato sordo a ciò che ha professato per una vita, ma userò tutte le mie energie per rivendicare questo mio diritto negato e ciò in cui ho creduto. Iniziai la mia militanza radicale in una associazione intitolata a Voltaire che aveva come motto la sua famosa frase: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. Di questo mi sono alimentato per vent’anni e voi questo avete ignorato durante i trenta giorni del mio sciopero della fame. Vergogna!

Mi appello a chiunque condivida la mia protesta affinché mi dia quella voce che mi è stata negata proprio dai compagni radicali.

Nicola Magaletti

 

----- Original Message -----

From: Abbonamenti - Secolo d'Italia

To: abbonamenti

Sent: Thursday, September 15, 2011 3:50 PM

Subject: Secolo d'Italia

 

Gentile lettore,

la ringraziamo per averci inviato la sua lettera. Questa verrà pubblicata domani 16 settembre sul Secolo d'Italia.


Cordiali saluti

Secolo d'Italia

 

POLITICA
Lettera aperta
26 maggio 2011
           

Egr. Dott. Michele Buono,

sono Nicola Magaletti, uno dei due intervenuti, durante il suo programma di lunedì, in videochat.

Ho fatto riferimento al Report di domenica, durante il quale la Gabanelli aveva evidenziato che l’ordine del giorno dell’On. Borghesi, sull’abolizione del vitalizio parlamentare, era passato sotto silenzio.

Ho lamentato che se ciò è accaduto è stata anche colpa del giornalismo italiano in quanto io, nel mio piccolo, ho fatto uno sciopero della fame per tutto il mese di novembre 2010 per avere una risposta dai parlamentari Radicali sul perché avessero votato contro l‘ordine del giorno. Non ho avuto risposta; non ho avuto voce su Radio Radicale che vanta di dar voce a chi non ce l’ha; non ho avuto voce da tutti i giornali italiani, piccoli e grandi ai quali ho scritto, così come non l’ho avuta dalle più note agenzie di stampa.

È tutto documentato sul mio blog

http://cnlradicaledemocratico.ilcannocchiale.it/2011/05/23/quella_fiammella.html

che le sconsiglio di visitare in quanto perderebbe troppo tempo.

Alla mia domanda: “Ma per avere voce è necessario darsi fuoco come ha fatto il tunisino Mohammed Bouazizi?” ho apprezzato che lei mi abbia subito risposto dissuadendomi; la tranquillizzo, non era mia intenzione farlo, ma il fatto che mi abbia semplicemente ringraziato della testimonianza mi è sembrato inadeguato e le spiego perché.

Dopo l’intervento della Gabanelli, a mesi di distanza dall’evento, anche casa Radicale si sta infiammando. Potenza dell’audience. E la pattuglia Radicale che solidarizzava con me, sull’argomento in questione, si sta ingrossando. Questa è democrazia. Un vento che sta spirando anche all’interno del Partito Radicale. Significa dover rispondere dei propri comportamenti ai militanti, alla base, alla gente.

La vera informazione è quella che scuote le coscienze e alimenta questo vento civico; proprio come lei auspicava lunedì. Il mio impegno ignoto, potrebbe essere onorato e usato a tal fine.

Lei, la Gabanelli, potreste fare un test. Citando il caso del mio digiuno, durante Report, potreste chiedere se ci sono altri casi di manifesto dissenso, da parte delle basi, sulle posizioni assunte da tutti i partiti sul caso dell’abolizione del vitalizio parlamentare. E di darne comunicazione in redazione.

Potreste non scoprire, perché lo sappiamo tutti di essere sudditi di una oligarchia, ma contribuire a far acquisire la consapevolezza che siamo in tanti, in troppi ad essere indignati.

Come in Spagna, in Tunisia, ovunque nel mondo e, anche, addirittura e perfino, nel Partito Radicale.

POLITICA
Le non risposte
26 maggio 2011
           

 

 

 

Ciao Nicola,

 

sembrerà incredibile ma la mia scoperta sulla questione "Borghesi" arriva proprio dall'aver visto ieri sera Report! Ti ho inviato comunque su facebook l'articolo che ho prontamente pubblicato ieri sera su www.radicaliverona.it

 

Ci sono già degli aggiornamenti; stamattina ho sentito Riccardo Magi il quale ricorda bene la tua battaglia in nome del diritto di parola al congresso radicale e che in merito alla votazione alla Camera ha detto di non saperne troppo e che si sarebbe informato al più presto per poi farmi avere notizie. Ho scritto a Michele De Lucia il quale mi ha risposto dicendo che mi avrebbe chiamato questo pomeriggio per chiarirmi la questione.

 

E' inoltre arrivata la prima risposta degli "onorevoli radicali", Farina Coscioni ha così risposto:

 

"La proposta di Borghesi era esclusivamente strumentale. Tanto è che ha presentato semplicemente un ordine del giorno. Non è possibile sostenere un ordine del giorno di qualcuno a cui non corrispondente una reale proposta politica.

saluti
maria antonietta"

 

Lascio a te commentare ma a mio avviso è una non risposta!

 

Di seguito ti inoltro la mia risposta alla Farina Coscioni:

 

Gentile On. Farina Coscioni,



non per montare un caso, ma la Sua risposta non risponde nel merito la mia domanda. In merito a ciò che Lei scrive l'On. Borghesi ha successivamente spiegato che (riporto dal suo sito internet) "... la tesi sostenuta nel sito del Pd come giustificazione del loro voto è che la proposta era sbagliata perché fatta attraverso un ordine del giorno. Si trattava invece non di un generico ordine del giorno di quelli che si fanno a corredo delle leggi, ma di un ordine del giorno nella discussione del bilancio interno della Camera.La sua approvazione avrebbe avuto il valore di legge per l'Ufficio di Presidenza che sarebbe stato obbligato a comportarsi di conseguenza. Infatti il vitalizio dei parlamentari è istituito con una semplice delibera degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato e non con una legge."



E comunque, anche se così fosse, perché votare contrariamente? E se proprio, perché non riproporre il medesimo contenuto in una vera proposta di legge se a Suo avviso, e dei suoi colleghi, la proposta dell'On. Borghesi fosse condivisibile nel merito ma sbagliata nelle modalità?



A queste domande e alla, a mio avviso, divergenza tra il Suo voto e le storiche posizioni del movimento radicale gradirei risposta.



Cordiali saluti,



Leonardo Scandola



Insomma, stiamogli addosso perché questo è veramente uno scandalo per un movimento come quello radicale che oggigiorno sembra(va) l'unico movimento degno di definirsi veramente liberale. Fra l'altro, onde evitare nuove risposte dagli eletti che giustifichino il loro voto sulla base di tecnicismi (ordine del giorno, legge, ecc.) ho pensato di chiedere un parere al mio Professore di Diritto Costituzionale.



Un'ultima cosa, ho letto la tua critica riguardo il diritto di parola mancato durante il congresso, a te come a decine di altri iscritti, causa ore e ore di discorso di Pannella che ha così fatto "sforare" i tempi. Riccardo Magi mi diceva però che da statuto i membri della direzione non hanno limiti di tempo quando parlano. Vista la mancanza di rispetto di Pannella verso gli iscritti radicali, il quale si permette di parlare più volte durante il congresso e per più ore, sarebbe forse il caso di proporre al prossimo congresso una modifica statutaria, imponendo ai membri della direzione un limite di tempo, magari più alto rispetto agli ordinari iscritti, ma sempre e comunque un limite invalicabile, onde evitare discorsi lunghi ore in stile Fidel Castro? Che dici? In tal caso appoggerei la tua proposta e credo che molti altri iscritti sarebbero d'accordo.

 

Nella speranza questa mia mail ti sia gradita, resto in attesa di una tua risposta.

 

A presto

 

Leonardo

 

PS

Citami pure nel tuo blog, certo!

 

 

 

Ciao Leonardo,

certo che mi è gradita la tua risposta.  Tra l’altro, consultando il sito di Radicali Verona, mi son reso conto che abbiamo diverse opinioni in comune. Complimenti per l’iniziativa di Colognola: la rivoluzione dal basso. Due congressi radicali fa l’ho proposta come antidoto al rischio di estinzione radicale e perché ne sono convinto ma, anche in quel caso, non ho trovato molto ascolto.

Le risposte di Riccardo Magi e Michele De Lucia temo che non arriveranno o che somiglieranno molto a quella della Coscioni. Temo che siano:”allineati” Un termine che nel PR non dovrebbe neanche esistere. È un peccato. Non si rendono conto che non ci possiamo accontentare di risposte superficiali e che se lo facessimo tradiremmo il nostro essere Radicali.

Le obiezioni di Riccardo, riguardo ai tempi di intervento, ritengo di averle abbondantemente superate in uno scambio di mail che ho riportato pubblicamente sul Blog. Leggerle tutte potrebbe essere troppo lungo e dispendioso in termini di tempo ma, se si innescherà un dibattito sono pronto a confrontarmi su tutto; e, all’occorrenza, cambiare opinione se mi convinceranno del contrario; ma, con argomentazioni serie.

La proposta della modifica statutaria la ritengo valida come mi piacerebbe proporre un sistema di elezione del Comitato Nazionale innovativo che eviti l’osceno mercato delle vacche a cui abbiamo assistito durante l’ultimo congresso: con il nuovo sistema (quello australiano) siamo passati dalla padella nella brace.

Sto avendo problemi a connettermi ad internet a causa del mio nomadismo che proseguirà per una decina di giorni.

A presto

Nicola

 

 

 

 

POLITICA
Quella fiammella
23 maggio 2011
           

è proprio vero che quando anche il lumicino esausto della fiducia che hai nelle tue idee sta per venire meno, quella fiammella, se alimentata, può riaccendere il fuoco della passione e della volontà di portare avanti idee e battaglie nelle quali credi.

 

 

 

 

 

----- Original Message -----

From: Leonardo Scandola

To: nicola.magaletti@tiscali.it

Sent: Monday, May 23, 2011 12:08 AM

Subject: rendita vitalizia parlamentari

 

Gentile Nicola,

ho trovato il tuo nominativo nel blog dell'On. Borghesi in merito alla votazione sulla rendita vitalizia garantita ai parlamentari dopo una sola legislatura.

Mi chiamo Leonardo Scandola e sono il Segretario dell'Associazione Radicali Verona - Aldo Bianzino. Ho letto che sei un militante radicale e che avevi iniziato uno sciopero della fame proprio per non aver ricevuto alcuna risposta dagli eletti radicali in merito al loro voto. Anche se in ritardo ho inviato oggi una lettera (ho riportato il testo alla fine di questa e-mail) a tutti i deputati radicali proprio chiedendo una loro motivazione in merito. Volevo citarti nella lettera ma non conoscendoti ne sapendo se poi avessi effettivamente ricevuto risposta dai deputati radicali, ho preferito non farlo. Se fossi ancora interessato a portare avanti questa "battaglia" sappi che ora ci siamo pure noi di Verona al tuo fianco!

Nell'attesa di una tua risposta, ti porgo i miei più cordiali saluti.

Ciao,

Leonardo

 

Gentile On. XXX,

mi chiamo Leonardo Scandola e sono il Segretario dell'Associazione Radicali Verona - Aldo Bianzino.

Le scrivo in merito ad una Sua votazione di qualche tempo fa, precisamente dell'atto C.9/DOCVIII-N6/005 "Soppressione immediata di ogni forma di assegno vitalizio per i deputati in carica e per quelli cessati dal mandato parlamentare".

Tale proposta, come ben saprà, mirava a garantire un risparmio di ben 150 milioni di euro l'anno ai cittadini e a rimediare ad un iniquo sistema di calcolo dei contributi previdenziali, che è appunto di 5 anni per voi parlamentari e di 40 anni per noi comuni mortali.

Essendo il movimento radicale in questi giorni impegnato in una battaglia volta alla restituzione dei c.d. contributi silenti, non sente in qualche modo che il Suo voto contrario il 21 settembre 2010 a suddetta proposta dell'On. Borghesi (IDV) strida un po' con la posizione del movimento a cui Lei appartiene?

In attesa di una Sua gentile risposta, porgo cordiali saluti.

 

Leonardo Scandola

Associazione Radicali Verona

 

 

Caro Leonardo,

è proprio vero che quando anche il lumicino esausto della fiducia che hai nelle tue idee sta per venire meno, quella fiammella, se alimentata, può riaccendere il fuoco della passione e della volontà di portare avanti idee e battaglie nelle quali credi.

La tua mail mi giunge inaspettata, graditissima e coincidente con una serie di cose che stanno accadendo nel giro di sole 24 ore! Te ne cito solo un’altra:

Ieri sera la Gabanelli ha dato, se pur tardivamente, la notizia della votazione sull’ordine del giorno dell’On.Borghesi nella sua trasmissione Report, la cui audience conosciamo bene. Se non hai visto la puntata la puoi riguardare sul web. Mi stavo apprestando a inviargli una mail quando, sulla posta in arrivo, ho letto la tua.

Ti invio di seguito la comunicazione che ho fatto quotidianamente ai radicali e l’ultima del trentesimo giorno.  La mail dell’Associazione Radicali Verona non l’avevo forse perché è una nuova associazione. Sei troppo gentile dicendomi che siete al mio fianco! È una flebo di solidarietà e una dimostrazione di simpatia che spero di poter meritare e ricambiare con le mie azioni. Ti prego, manteniamoci in contatto e,  tienimi informato sugli sviluppi.

Ciao

Nicola

 

P.S. Mi autorizzi  citare la tua mail nel mio blog?

 

 

 

BAVAGLIO RADICALE  sono da 29 giorni in sciopero della fame per la parola che mi è stata negata durante il IX Congresso di Radicali Italiani.

Dopo 18 giorni di sciopero della fame silente, forse il primo della storia, cioè comunicato ai soli compagni radicali, mi son reso conto che il mio sciopero non era silente ma muto.

Proprio i Radicali, paladini della libertà di parola, sono sordi all’appello di darmi voce sulla nostra Radio Radicale che vanta di “dar voce a chi non ce l’ha”

dal 18/11 ho deciso di mettere il megafono a questo sciopero non più silente, affinché qualcuno mi ascolti.

Se lo ritenete opportuno datemi voce voi.

La seguente mail è stata e sarà inviata quotidianamente: al segretario dei Radicali Italiani e Cc alla Galassia Radicale e a 137 mail di segretari e tesorieri delle associazioni Radicali. Dal 18/11  anche a diversi organi di informazione nonché inserita su facebook, twitter, e sul blog http://cnlradicaledemocratico.ilcannocchiale.it facilmente raggiungibile digitando su google: nicola magaletti radicale.

 

 

Roma, 29 novembre 2010,  ventinovesimo giorno di sciopero della fame.

Cari compagni Radicali,

la presente per confermarvi che intendo proseguire lo sciopero della fame, finché non mi sarà garantita la libertà di parola, che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani, per evidenziare temi che ritengo cruciali per il partito e per porre quesiti che esigono risposte:

·        Soppressione vitalizio parlamentare. Considerando le battaglie sul finanziamento pubblico dei partiti e sui costi della politica, elementi caratterizzanti dell’identità e dell’azione radicale, chiedo perché i sei deputati radicali, con la sola astensione dell’On. Bernardini, il giorno 21 settembre 2010, hanno votato contro l’ordine del giorno Borghesi, dell’Italia dei Valori, n. 9/Doc. VIII, n.6/5, che proponeva la soppressione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.

·        Unica mozione generale. Chiedo che il Congresso diventi realmente un luogo di elaborazione politica, dal quale scaturiscano una pluralità di mozioni generali sulle quali far votare l’assemblea sovrana e non, come è attualmente, suddita di una oligarchia che predetermina, ogni anno, una unica mozione generale sulla quale non ha alcun senso votare.

·        Libertà di parola durante il Congresso. Chiedo che il diritto individuale alla democrazia venga garantito ad ogni iscritto radicale presente al congresso, consentendo a lui, in via prioritaria e per uguale tempo, di poter prendere la parola durante il dibattito generale.

Vi chiedo quindi di poter fare il mio intervento di dieci minuti, negato durante il congresso, su Radio Radicale, in una fascia di ascolto che abbia un audience radicale paragonabile a quella del congresso che potrebbe essere alla fine di Stampa e Regime e prima della replica.

In attesa di un Vostro cortese riscontro Vi saluto cordialmente.

 

 

 

 

 

Roma, 1 dicembre 2010

Compagni Radicali,

interrompo lo sciopero della fame che ho fatto per trenta giorni per rivendicare la libertà di parola che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani. Dopo vent’anni di militanza radicale, sono indignato e offeso da chi si erge a paladino di tale libertà e vanta di dar voce a chi non ce l’ha.  Offeso dalle ingiurie che ho subito da voi che vi siete erti a chierici della nonviolenza per indicare la strada dell’ortodossia. Indignato da come avete imbavagliato il dissidio interno impedendogli di esprimersi su Radio Radicale e Notizie Radicali che hanno dimostrato di non essere mezzi di informazione radicali ma di privata proprietà del padre padrone On. Marco Pannella. Proprio Pannella che rivendica ossessivamente la voce sui mezzi di informazione nazionale, la nega all’interno dei suoi organi di informazione. Non perderò più una sola caloria per cercare di aver ascolto da chi si è dimostrato sordo a ciò che ha professato per una vita, ma userò tutte le mie energie per rivendicare questo mio diritto negato e ciò in cui ho creduto. Iniziai la mia militanza radicale in una associazione intitolata a Voltaire che aveva come motto la sua famosa frase: “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. Di questo mi sono alimentato per vent’anni e voi questo avete ignorato durante i trenta giorni del mio sciopero della fame. Vergogna!

Mi appello a chiunque condivida la mia protesta affinché mi dia quella voce che mi è stata negata proprio dai compagni radicali.

Nicola Magaletti

 

Solidarietà ad Ai Weiwei
29 novembre 2010

 

BAVAGLIO RADICALE sono da 28 giorni in sciopero della fame per la parola che mi è stata negata durante il IX Congresso di Radicali Italiani.
Dopo 18 giorni di sciopero della fame silente, forse il primo della storia, cioè comunicato ai soli compagni radicali, mi son reso conto che il mio sciopero non era silente ma muto.
Proprio i Radicali, paladini della libertà di parola, sono sordi all’appello di darmi voce sulla nostra Radio Radicale che vanta di “dar voce a chi non ce l’ha”
dal 18/11 ho deciso di mettere il megafono a questo sciopero non più silente, affinché qualcuno mi ascolti.
Se lo ritenete opportuno datemi voce voi.
Per la libertà di parola ovunque venga negata e in solidarietà ad Ai Weiwei il progettista del Nido d’Uccello, arrestato dalle autorità cinesi come dissidente e liberato dopo tre giorni grazie alla mobilitazione dell'opinione pubblica interna e internazionale.
 
 
La seguente mail è stata e sarà inviata quotidianamente: al segretario dei Radicali Italiani e Cc alla Galassia Radicale e a 137 mail di segretari e tesorieri delle associazioni Radicali. Dal 18/11  anche a diversi organi di informazione nonché inserita su facebook, twitter, e sul blog http://cnlradicaledemocratico.ilcannocchiale.it facilmente raggiungibile digitando su google: nicola magaletti radicale.
 
Roma, 28 novembre 2010, ventottesimo giorno di sciopero della fame.
Cari compagni Radicali,
la presente per confermarvi che intendo proseguire lo sciopero della fame, finché non mi sarà garantita la libertà di parola, che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani, per evidenziare temi che ritengo cruciali per il partito e per porre quesiti che esigono risposte:
·        Soppressione vitalizio parlamentare. Considerando le battaglie sul finanziamento pubblico dei partiti e sui costi della politica, elementi caratterizzanti dell’identità e dell’azione radicale, chiedo perché i sei deputati radicali, con la sola astensione dell’On. Bernardini, il giorno 21 settembre 2010, hanno votato contro l’ordine del giorno Borghesi, dell’Italia dei Valori, n. 9/Doc. VIII, n.6/5, che proponeva la soppressione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
·        Unica mozione generale. Chiedo che il Congresso diventi realmente un luogo di elaborazione politica, dal quale scaturiscano una pluralità di mozioni generali sulle quali far votare l’assemblea sovrana e non, come è attualmente, suddita di una oligarchia che predetermina, ogni anno, una unica mozione generale sulla quale non ha alcun senso votare.
·        Libertà di parola durante il Congresso. Chiedo che il diritto individuale alla democrazia venga garantito ad ogni iscritto radicale presente al congresso, consentendo a lui, in via prioritaria e per uguale tempo, di poter prendere la parola durante il dibattito generale.
Vi chiedo quindi di poter fare il mio intervento di dieci minuti, negato durante il congresso, su Radio Radicale, in una fascia di ascolto che abbia un audience radicale paragonabile a quella del congresso che potrebbe essere alla fine di Stampa e Regime e prima della replica.
In attesa di un Vostro cortese riscontro Vi saluto cordialmente.
Nicola Magaletti
 
Viva Voltaire
28 novembre 2010

 

Da:         nicola.magaletti@tiscali.it nicola.magaletti@tiscali.it
Data:     domenica 28 novembre 2010 21.14
A:           Rocco Berardo <r.berardo@radicali.it>
Cc:          staderini@radicali.it <staderini@radicali.it>; notizie.radicali@radicali.it <notizie.radicali@radicali.it>; info@lucacoscioni.it <info@lucacoscioni.it>;info@radicali.it <info@radicali.it>; s.delia@radicali.it <s.delia@radicali.it>; pannella@radicali.it <pannella@radicali.it>; m.cappato@radicali.it <m.cappato@radicali.it>
Oggetto:             Re: ventiquattresimo giorno di sciopero della fame ><
 
 
Caro Rocco, ti ringrazio di avermi scritto e di avermi manifestato la tua opinione sia per la tua autorevolezza, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e consigliere regionale radicale del Lazio, che per il tono pacato. O forse pacato lo è solo apparentemente? Se dici che “voglio aggiungere a quello che dice Marco”, vuol dire che lo condividi; quando il tono della sua mail la ritengo come minimo scortese, se non ingiuriosa. Ma, come ho già scritto a Staderini, che forse avrai ricevuto in copia, risponderò alla mail di Marco solo dopo aver preso la parola che mi è stata negata al congresso o se le argomentazioni addotte, nel cospicuo scambio di mail che sto avendo con tanti radicali, ed ex radicali, mi dovessero convincere che sono in errore.
Mi fa piacere che tu parli di “un tuo diritto d’iscritto” perché almeno questo mi sembra che sia passato e che cioè il mio sciopero della fame rivendica la parola che mi è stata negata come iscritto. Quindi è per quello che io ritengo un diritto dell’iscritto e non di un mio diritto personale; anche mio ma non solo mio.
La “semplice ragione logica che non esiste un diritto a parlare ma un diritto ad iscriversi a parlare al congresso”, mi sembra che faccia un poco a pugni con la logica, se non a quella di allinearsi alla misera posizione, nella forma e nei contenuti, presa dal padre padrone del partito radicale, in quanto, in cima al nostro statuto, al terzo capoverso è esplicitamente previsto che un iscritto a Radicali Italiani “possa prendere la parola” al congresso e non che “possa iscriversi a parlare” che è cosa ben diversa.
E non è un caso che lo statuto l’abbia previsto in quanto, a differenza di tutti gli altri partiti, dove gli iscritti possono delegare ai loro rappresentanti: di sezione, di comune e poi questi a quelli: provinciali, regionali e quant’altro, a secondo delle dimensioni di un partito, nel nostro non esistono deleghe. Non l’abbiamo, e per molti a ragione, mai voluto. Quindi esiste solo la partecipazione diretta per cui è esplicitamente prevista la possibilità, per l’iscritto, di prendere la parola al congresso non potendolo fare o delegare in altro modo.
Lo statuto è il nostro atto costitutivo, è la nostra costituzione che è sovrana e di rango superiore rispetto ad un regolamento dei lavori, che deve regolare i principi fondanti previsti dallo statuto e non negarli. Se lo fa, va contro lo statuto, è antistatuto. Proprio come una legge ordinaria è anticostituzionale se tradisce i principi, gli articoli e i valori fondanti della Costituzione della Repubblica Italiana.
Quindi la possibilità di prendere la parola al Congresso non esprime solo un diritto scritto ma esprime anche un valore irrinunciabile. E ciò è perfettamente in linea con il nostro agire e sbandierare ai quattro venti: dare voce a chi non ce l’ha. Anche al congresso. E non solo a qualche ospite che, essendone privato nel proprio paese trova, giustamente, una tribuna nel nostro congresso e a Radio Radicale, ma a tutti coloro che lo vogliano. Anche a un passante o a un esibizionista o un dissacratore. Abbiamo menato vanto su Radio Parolaccia, che dava voce a chiunque in totale libertà, beandoci a tal punto di aver ricercato un equivalente, nelle arti pittoriche, nelle opere del Caravaggio! Giusto, dimenticavo che anche radio radicale non è la radio dei radicali ma della lista Marco Pannella, come ci ricorda ogni giorno. Quindi da voce a chi gli pare. A chi gli pare a lui. Di fronte a ciò che è successo al IX Congresso dei Radicali Italiani, quel muezzin col microfono che arringa i credenti a venire al congresso dove chiunque: non iscritto, passante, può per cinque minuti prendere la parola, per dieci se si iscrive, è paradossale e ridicolo. Gli iscritti a parlare al dibattito generale erano 104 e solo una quarantina hanno preso la parola; prevalentemente il penultimo giorno, domenica dopo cena, a riflettori spenti. Perché, in realtà, di ciò che dicono gli iscritti, non interessa niente a nessuno. E in particolare ai vertici e al suo “alone” che già sanno chi parlerà, molto spesso ciò che dirà, tranne per qualche prestigioso ospite tipo: segretari di altri partiti, che ovviamente sono liberi di dire ciò che vogliono e che sono interessanti perché possono, con i loro interventi, anche condizionare le scelte radicali.
Lo statuto, i regolamenti, come le leggi, così come ci insegna Marco, sono fatte per difendere i deboli: in questo caso i semplici iscritti, e non per i potenti: in questo caso il vertice e il suo “alone”, che non ne hanno bisogno. Infatti proprio nel nostro caso i potenti hanno usato e abusato del loro diritto di parola a danno dei deboli. In particolare Marco che fa interventi di ore come ho visto fare solo a Cuba dal Leader Maximo. È un suo diritto in quanto il regolamento lo prevede ma se lo facessero altri tre o quattro che pure a norma di regolamento lo potrebbero fare, parlerebbero solo loro e ciò, forse, si addirebbe più ad una tavola rotonda che a un congresso. È questione di buon senso e ce lo dobbiamo dire. Tutti lo pensano e nessuno lo dice? E allora, dimmi, dove va a finire l’altro nostro imperativo categorico: diciamo ciò che pensiamo e facciamo ciò che diciamo? Io, caro Rocco, forse sbagliando, mettendoci la faccia e, con la mia scelta estrema radicale forse anche qualche altra cosa, lo urlo ad alta voce, lo sto facendo. Io lo sto facendo. E tu, caro Rocco, ti allinei al dogma. O ti nascondi dietro ad una logica illogica? Per i suoi indiscussi meriti dobbiamo ritenere che la parola di Marco sia comunque verbo? Comunque? Questo non fa bene né a Marco e né a noi tutti. Il re non è nudo, è solo logorroico.
Si potrebbe obiettare che a Cuba la gente è costretta a subire e lo può solo mormorare in silenzio, di nascosto che è, come minimo, volendo essere benevoli: inopportuno. Ma, aspetta un attimo, è proprio ciò che accade al nostro congresso. O no? È vero, chi vuole se ne può andare, non è costretto. Ma oramai sta al congresso e mormora in silenzio. O molti “non possono” perché fanno parte dell’ ”alone” e non è conveniente dirlo. Non ti dice nulla che a fine congresso cogliendo i tre minuti delle dichiarazioni contrarie alla mozione generale io abbai trattato questo tema e annunciato il mio inizio di sciopero della fame per questo e non per altro, e subito dopo Giuseppina Nibbi, cogliendo quell’altra briciola di tempo prevista, i tre minuti di dichiarazione a favore di una mozione particolare, abbia tentato di dire, in modo più pacato, che Marco si deve rendere conto che… ed è stata zittita da quello stesso presidente armato di quel regolamento dei lavori che ha gestito così male. Ha addirittura contravvenuto, lui si, quel regolamento, cercando di commentare la mia dichiarazione contraria e solo quando l’ho redarguito si è scusato e ha aggiunto: “se vuoi puoi sfiduciare la presidenza”. A fine lavori? Proprio come mi hai indicato tu nella tua mail: “potevi sfiduciare la presidenza e non l’hai fatto” All’inizio del congresso non avrei avuto motivo di farlo, così come non mi sarei aspettato che si arrivasse a tanto. Riguardati l’ultima mezzora del congresso, è tutto registrato, e anche la reazione di Marco: “vorrà dire che non interverro mai più ai lavori di Radicali Italiani”. Quello si è un tentativo di ricatto: o mi accettate logorroico o vi nego la mia presenza. Quella sua dichiarazione è stata patetica.
Durante il congresso, la cosa che mi ha indignato è stata la disinvolta naturalezza con la quale quest’anno la presidenza ha annunciato: il tempo degli iscritti a parlare è terminato, passiamo a… Ma come, altri anni abbiamo fatto mattina per tentare di dar voce a tutti, abbiamo deciso di limitare gli interventi per dar voce a tutti. Fare la corsa per iscriversi a parlare per primi? Non mi interessa. Non voglio fare una meschina corsa per prendere la parola togliendola a un altro compagno. Io, alla parola di quell’altro compagno, ci tengo come alla mia. Quest’anno ero circa il sessantesimo iscritto a parlare perché non mi interessava correre. Ma il prossimo anno, se ci sarò, mi iscriverò per ultimo. Prima che vengano chiuse le iscrizioni a parlare. Non ho intenzione, con la mia parola, di togliere la parola a nessuno. Modifichiamo lo statuto e scriviamo: l’iscritto ha il diritto di prendere parte alla meschina corsa ad iscriversi a parlare, durante il congresso, nella speranza di fregare gli altri. Mi fermo qui. Potrei continuare per ore ma mi sembra di sparare sulla Croce Rossa. Hai torto marcio Rocco. Io la penso così, quindi lo dico e quindi difendo ciò che dico ad alta voce come ho fatto al congresso e non mormorandolo nei corridoi e lo difendo facendo. Facendo ciò che c’è di più radicale. Lo sciopero della fame.
Io Marco me lo sento, specialmente se c’è anche Bordin, anche le due ore domenicali perché mi interessa il suo pensiero sull’attualità e come lo collega, con la sua grande cultura politica, ad ambiti più vasti. Se mi annoio spengo ma non mi capita quasi mai. Ed è proprio per questo che quando al congresso lui mi ha ammonito che volevo fare lo sciopero della fame per una cosa minima, ho profondamente riflettuto. Ma la risposta che mi sono dato è stata che se vogliamo essere critici, lo dobbiamo essere prima con chi sentiamo più vicino. Solo dopo con i distanti. E che questo sia l’unico modo per evitare di cadere nella faziosità di accettare tutto dai “nostri” e di condannare tutto degli “altri” della fazione non nostra, così come fanno in tanti che a me hanno nauseato da sempre. Però ho riflettuto molto e la decisione di proseguire è stata sofferta. Quando il sesto giorno di sciopero della fame, in Campidoglio, i compagni radicali mi hanno accolto con amicizia e Staderini voleva subito darmi la parola, ma i tecnici di Radio Radicale erano appena andati via, era sincero; mi aveva anche dato la sua mail per superare subito quel dissidio tra radicali e andare oltre, forse più in alto. Mi ero risentito a casa e mi erano tornati i dubbi che Marco avesse ragione; che la mia battaglia fosse minima e che la casa radicale offrisse veramente la parola a tutti. Anche ai più critici. Anche a chi, a suo avviso, è in errore. Sulla frase di Voltaire: “ Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo” abbiamo fondato una associazione radicale venti anni fa a Bari. Io di questo mi sono nutrito e mi ritrovavo finalmente. Ritenevo quindi, che quei sei giorni avessero comunque avuto un senso perché confermavano, a chi ne avesse avuto dubbi, e quindi anche a me, che in casa radicale si da voce anche al dissenso interno, anche se un po’ rude. Che, tutto sommato, era sfondare una porta aperta quando in altri luoghi questo non è possibile. Avevo così pensato di proseguire lo sciopero della fame per almeno un mese, sempre per la libertà di parola, in favore di Ai Weiwei, il progettista del Nido d’Uccello, che proprio in quei giorni era stato arrestato dalle autorità cinesi per aver espresso il suo pensiero.
Invece, la sera stessa, quando tutto faceva pensare che ci potessimo concentrare su ben altre o alte cose, è arrivata la mail al vetriolo di Marco. Staderini si è prontamente allineato. Tu dopo ventisei giorni di sciopero della fame mi invii questa mail. Vi state comportando esattamente il contrario di ciò che diceva Voltaire: disapprovate quello che dico e pur di non farmelo dire mi fareste correre qualsiasi rischio. Finanche la morte. E ci stavate quasi riuscendo. E' per questo che nella mail vi ho scritto: dopo due giorni di ricovero per mia e per vostra fortuna sono qui.  
In conclusione, visto che la mia risposta è stata così lunga, non posso esimermi dal toccare l’ultimo punto che affronti. E che porta acqua al mio mulino. La “logica del tempo fisico” che non consente di dare spazio a tutti. E’ vero. Allo stato attuale quaranta “semplici” iscritti al partito hanno preso la parola su circa 1.500 iscritti: il 2,6%. A parità di congresso e di regolamento se fossimo stati 10.000 iscritti, a prendere la parola sarebbero stati sempre quaranta: lo 0,4% e se fossimo stati 100.000 i soliti quaranta sarebbero stati lo 0,4 per mille. Vale a dire una tombola o quasi una probabilità da superenalotto. A quel punto la possibilità di prendere la parola al congresso, per gli iscritti, sancita dallo statuto, andrebbe abolita pena fischi, burle e pernacchie da chiunque, ora si ci vuole e non prima, abbia un po’ di logica.
Io il problema l’avevo posto tre “Chianciani” fa. Per cercare delle soluzioni che ci sono se le si vuole cercare. Quindi non mi dici nulla di nuovo. Noi radicali, che vogliamo andare alla radice per risolvere i problemi del mondo, ficchiamo la testa sotto la sabbia per non guardarci un foruncolo che abbiamo sulle chiappe?
Caro Rocco, su la testa…
 
Questo, e non altro, ti devo come risposta.
Ciao, stammi bene.
----- Original Message -----
Sent: Thursday, November 25, 2010 3:16 PM
Subject: Re: ventiquattresimo giorno di sciopero della fame ><
 
Caro Nicola, visto che invii anche all'Associazione Luca Coscioni questo tuo diario di sciopero della fame, voglio aggiungere a quello che dice Marco, che - per quanto mi riguarda (come congressista) - non ritengo ci sia stata una lesione di un tuo "diritto" di iscritto. E questo per una semplice ragione logica: non esiste un diritto a parlare, ma un diritto di iscriversi a parlare al congresso. Ora si impone a questo ragionamento la logica del tempo fisico. Se, mettiamo, fossero venuti al congresso tutti gli iscritti a Radicali Italiani, più di un migliaio, e si fossero tutti iscritti a parlare non vi sarebbe stato tempo (regolamento alla mano: 10 minuti a congressista) per parlare tutti. Ora è ovvio che il congressista ha dalla sua il diritto di fare mozioni d'ordine, di sfiduciare la presidenza, a rendere possibili anche le teorie più strambe, magari far parlare tutti i congressisti per 30 secondi ciascuno. Ma questo non è avvenuto, nel senso che anche tu non l'hai proposto durante il congresso. E in ultimo, credi davvero che esista il diritto del congressista a parlare non al congresso, ma a radio radicale? Pensa che, durante la mattinata di venerdì o sabato non ricordo, sono intervenuto per primo in plenaria, a cui era stata assegnata la diretta come commissione, ma in quel momento radio radicale stava dando ancora in replica la rassegna stampa... tutti sono andati in diretta, tranne me. Pensi che sia stato leso un mio diritto? 
Immagino comunque che tu riterrai opportuno continuare a fare quel che fai, il mio suggerimento, però, è riflettere e tentare una via diversa per quelle che ritieni le tue urgenze, altrimenti le tue rivendicazioni manterranno il sapore di un ricatto. 
ciao
Rocco Berardo
IL TORMENTONE NON E’ FINITO!
Per mia fortuna e, forse, anche per vostra, dopo due giorni di ricovero d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale S. Giovanni, riprendo la mia postazione internet per comunicarvi:
 
Roma, 24 novembre 2010,  ventiquattresimo giorno di sciopero della fame.
Cari compagni Radicali,
la presente per confermarvi che intendo proseguire lo sciopero della fame, finché non mi sarà garantita la libertà di parola, che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani, per evidenziare temi che ritengo cruciali per il partito e per porre quesiti che esigono risposte:
·        Soppressione vitalizio parlamentare. Considerando le battaglie sul finanziamento pubblico dei partiti e sui costi della politica, elementi caratterizzanti dell’identità e dell’azione radicale, chiedo perché i sei deputati radicali, con la sola astensione dell’On. Bernardini, il giorno 21 settembre 2010, hanno votato contro l’ordine del giorno Borghesi, dell’Italia dei Valori, n. 9/Doc. VIII, n.6/5, che proponeva la soppressione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
·        Unica mozione generale. Chiedo che il Congresso diventi realmente un luogo di elaborazione politica, dal quale scaturiscano una pluralità di mozioni generali sulle quali far votare l’assemblea sovrana e non, come è attualmente, suddita di una oligarchia che predetermina, ogni anno, una unica mozione generale sulla quale non ha alcun senso votare.
·        Libertà di parola durante il Congresso. Chiedo che il diritto individuale alla democrazia venga garantito ad ogni iscritto radicale presente al congresso, consentendo a lui, in via prioritaria e per uguale tempo, di poter prendere la parola durante il dibattito generale.
Vi chiedo quindi di poter fare il mio intervento di dieci minuti, negato durante il congresso, su Radio Radicale, in una fascia di ascolto che abbia un audience radicale paragonabile a quella del congresso che potrebbe essere alla fine di Stampa e Regime e prima della replica.
In attesa di un Vostro cortese riscontro Vi saluto cordialmente.

Nicola Magaletti

POLITICA
IL TORMENTONE NON E' FINITO!
25 novembre 2010

 

Il testo di seguito è stato inviato a Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani, in Cc a parte della Galassia Radicale a n.134 mail di segretari e tesorieri delle associazioni radicali italiane e a vari media.
 
 
IL TORMENTONE NON E’ FINITO!
Per mia fortuna e, forse, anche per vostra, dopo due giorni di ricovero d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale S. Giovanni, riprendo la mia postazione internet per comunicarvi:
 
Roma, 24 novembre 2010,  ventiquattresimo giorno di sciopero della fame.
Cari compagni Radicali,
la presente per confermarvi che intendo proseguire lo sciopero della fame, finché non mi sarà garantita la libertà di parola, che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani, per evidenziare temi che ritengo cruciali per il partito e per porre quesiti che esigono risposte:
·        Soppressione vitalizio parlamentare. Considerando le battaglie sul finanziamento pubblico dei partiti e sui costi della politica, elementi caratterizzanti dell’identità e dell’azione radicale, chiedo perché i sei deputati radicali, con la sola astensione dell’On. Bernardini, il giorno 21 settembre 2010, hanno votato contro l’ordine del giorno Borghesi, dell’Italia dei Valori, n. 9/Doc. VIII, n.6/5, che proponeva la soppressione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
·        Unica mozione generale. Chiedo che il Congresso diventi realmente un luogo di elaborazione politica, dal quale scaturiscano una pluralità di mozioni generali sulle quali far votare l’assemblea sovrana e non, come è attualmente, suddita di una oligarchia che predetermina, ogni anno, una unica mozione generale sulla quale non ha alcun senso votare.
·        Libertà di parola durante il Congresso. Chiedo che il diritto individuale alla democrazia venga garantito ad ogni iscritto radicale presente al congresso, consentendo a lui, in via prioritaria e per uguale tempo, di poter prendere la parola durante il dibattito generale.
Vi chiedo quindi di poter fare il mio intervento di dieci minuti, negato durante il congresso, su Radio Radicale, in una fascia di ascolto che abbia un audience radicale paragonabile a quella del congresso che potrebbe essere alla fine di Stampa e Regime e prima della replica.
In attesa di un Vostro cortese riscontro Vi saluto cordialmente.
Nicola Magaletti
 
 
POLITICA
IL FATTO QUOTIDIANO
25 novembre 2010

 

Mia mail spedita il 25/11/10 ore 0.34 a Igor, Riccardo e Cc a sedici compagni radicali:
 
Cari compagni radicali,
in particolare Igor, al quale riconosco, come ha scritto Riccardo, un intervento “adeguato ed equilibrato”, e Riccardo che ha contribuito a un dibattito teso a chiarire le reali motivazioni del mio sciopero della fame.
Vi devo innanzitutto dare una cattiva notizia che è il motivo per cui non vi ho risposto tempestivamente. Lunedì mattina, 22/11, mi sono svegliato con un forte dolore al basso ventre e visitato dal mio medico curante, Dr. Albina Troiani, sono stato ricoverato d’urgenza, col 118, al pronto soccorso del S.Giovanni.  Sono stato per due giorni sotto osservazione perché temevano che l’appendicopatia clinica potesse trasformarsi in chirurgica. Mi hanno idratato con flebo ma hanno rispettato il mio sciopero della fame. Mi hanno dismesso a condizione che continui una dieta liquida e la terapia antibiotica. In caso di aggravamento dovrò tornare al ricovero. Non posso prendere neanche il latte che risulterebbe dannoso e le aranciate, che invece posso prendere, le filtro tre volte per evitare dei residui che potrebbero aggravare l’infiammazione. Vi aggiorno su questo non per fare l’eroe, che è la cosa più distante da me, ma per dirvi che sono stato un minchione. Anche per fare uno sciopero della fame ci vuole know how e i tre cappuccini al giorno sono una puttanata. Per rimanere al di sotto delle 390 cal/die bisogna integrarli efficacemente. Se no, le conseguenze, sono come le mie, se non peggiori.  Dico questo anche a buon uso di chi dovesse decidere di fare una esperienza simile. Il mio indirizzo mail, eventualmente, è a disposizione di chiunque, per quel poco di esperienza che sto facendo sulla mia pelle, intendesse fare uno sciopero della fame di sua iniziativa.
In effetti, come dice Riccardo, io non sto facendo questo sciopero per il mio diritto alla parola negato, ma per il diritto alla parola che è stato negato a me come ai circa 60 iscritti a parlare sui 104. La cosa che mi ha indignato è che i circa 40 che hanno preso parola, lo hanno fatto prevalentemente il penultimo giorno, domenica sera, dopo cena, a riflettori spenti. Cosa che dimostra il poco interesse dei vertici per ciò che dicono gli iscritti che, proprio perché distanti dal vertice e dal suo “alone”, possono riportare posizioni più distanti, critiche o semplicemente propositive, altre. Non vi chiedete perché lo scorso anno c’era solo Rudra Bianzino iscritto sotto i 20 anni? Siamo pronti ad accogliere posizioni critiche? Linfa vitale nuova? O la accettiamo solo da chi fa la corsa per rubare la parola ad altri compagni? Cosa sicuramente non congeniale a un giovane idealista, come sono tutti i giovani che si avvicinano alla politica e specialmente alla politica radicale, e neanche a me che giovane non sono.
Il problema lo considero estremamente serio perché il nostro non è un partito che offre agli iscritti la possibilità di delegare il proprio pensiero o la propria posizione politica a dei rappresentanti, ma prevede esclusivamente la partecipazione diretta. In cima allo statuto, al terzo capoverso, è riconosciuta la possibilità agli iscritti di intervenire al congresso. E’ l’unica possibilità che ha un iscritto. E’ quindi un diritto sovrano esplicitamente riconosciuto proprio per il particolare tipo di partito. Non può un regolamento dei lavori, negare questo diritto perché lo statuto e sovraordinato rispetto al regolamento, che deve regolare questo diritto e non negarlo. E’ come se una legge andasse contro la costituzione di uno stato. Sarebbe anticostituzionale. La nostra costituzione, il nostro atto costitutivo è lo statuto.
La cosa poi che mi ha mandato in bestia, infatti ero incazzatissimo, è stata la naturale disinvoltura con la quale la presidenza, quest’anno, ha annunciato che il tempo per gli iscritti a parlare era semplicemente terminato. Altri anni abbiamo fatto mattina per dare la parola a tutti o abbiamo limitato il tempo degli interventi individuali per farlo. Il solito muezzin che al microfono di Radio Radicale arringa i credenti dicendo che al congresso diamo voce anche ai non iscritti, ai passanti, per 5 minuti, 10 se si iscrivono, alla luce di quanto accade, è semplicemente ridicolo e di cattivo gusto. È inutile che continuiamo a menar vanto che diamo voce a chi non ce l’ha. È una puttanata e io, radicale, voglio essere vigile, su ciò che si dice, prima con chi mi sta più vicino e poi con chi mi è più distante e mi auguro che così facciano tutti i compagni radicali. Se no, ho creduto per 20 anni di abitare una casa diversa. E questo mi addolora. Se sto facendo questo sciopero è perché non ho altre case e voglio tentare di fare in modo che quella che abito sia pulita.
Lo statuto, i regolamenti, le leggi in genere, come dice il mio Guru, Marco, e lo dico senza ironia, servono per difendere i deboli, in questo caso il semplice iscritto, non i potenti, in questo caso il vertice e il suo “alone”, perché loro non ne hanno bisogno. Infatti hanno usato il loro diritto di parola e ne hanno anche abusato a scapito dei deboli. Interventi di due/tre ore li ho visti fare solo a Cuba al Leader Maximo. E questo è un fatto. Anzi oserei dire, parafrasando una celebre testata: è “IL FATTO QUOTIDIANO”. Questa sudditanza psicologica verso il nostro leader non fa del bene a noi e neanche a lui. Il re non è nudo, è solo logorroico.
Il problema che non si potrebbe, anche volendo, dare parola a tutti e mille gli iscritti, o diecimila se fossimo così tanti, è un vero problema che dovremmo affrontare. Io l’ho posto pubblicamente tre “Chianciani” fa. Le soluzioni potrebbero esserci anche per centomila, se le si volessero cercare. Mettere la testa sotto la sabbia non serve e non è da noi radicali che vogliamo risolvere ben altri problemi alla “radice”. E togliere la parola neanche serve. E io la rivendico e non per me. Perché non so che farmene di dieci miseri minuti su Radio Radicale. Non è un Grande Fratello e anche se lo fosse, a maggior ragione, non me ne fregherebbe un c….avolo.
Sugli altri due punti: vitalizio e mozione unica, li ho inseriti nell’appello solo perché mi sembrava corretto che sapessero, i miei sordi interlocutori, gli argomenti dell’intervento che volevo fare al congresso e che rivendicavo, rivendico e rivendicherò ad oltranza su Radio Radicale: i dieci minuti del mio intervento negati al congresso, in una fascia oraria che abbia una audience radicale paragonabile a quella del congresso che io propongo dopo Stampa e Regime e prima della replica.  
Ma se ne vogliamo accennare, il dubbio sul vitalizio mi sembra che sia legittimo. O no? La particolarità sta nel fatto che, siccome tutti e sei i nostri parlamentari non avevano votato a favore l’ordine del giorno dell’On. Borghesi, mi sembrava una posizione del nostro gruppo o “delegazione” radicale e desideravo semplicemente sapere quale fosse, punto. Ritengo che su questo noi vantiamo di non avere scheletri nell’armadio: referendum  sul finanziamento pubblico dei partiti, lotta ai costi della politica ecc. Quindi volevo semplicemente capire. O non è legittimo chiedersi cosa fanno i nostri sei campioni deputati che risultano in cima alle classifiche parlamentari per stachanovismo. Non lo dico con ironia. Credimi.
Ultimo punto mozione unica. Io lo scorso anno ho raccolto, da solo, in tre giorni, le firme necessarie per una mozione generale alternativa. Me ne mancavano solo cinque ma il tempo di presentazione scadeva durante l’intervento di Marco che si è protratto, come al solito,  più del previsto. Non volendo disturbare Marco e la platea, me tapino, a differenza di altri, ho preferito aspettare la fine dell’intervento e ho raccolto le ultime firme con venti minuti di ritardo. I radicali sono svizzeri e io ho accettato le regole. Quindi non m’insegni nulla sulle regole del congresso perché io amo sperimentare tutto in prima persona prima di parlare. Almeno di questo, Igor, me ne darai atto.
Il punto è che nella stragrande maggioranza dei casi, la mozione generale che si vota è unica. Ed è prestabilita dal vertice e, al massimo, dall’”alone”. È il famoso “intellettuale collettivo” che lo partorisce e qui il discorso si farebbe lungo. Marco sta cercando di sgattaiolare sull’argomento, cercando sponda sugli intellettuali organici di Gramsci. Ma per me è una sponda scivolosa che non ci appartiene; qui si che il dibattito sarebbe interessante ma ci porta troppo lontano. Il problema che cercavo invece di evidenziare e che il congresso dovrebbe essere il luogo dove si confrontano mozioni generali alternative per scegliere la linea politica del partito e così non è. La linea politica la decide durante il congresso, o dopo, o quando gli aggrada, qualcuno. Non gli iscritti, non il congresso.  Di solito, ciò che ne viene fuori, a me sta bene. O mi sta meglio di ciò che partorisce qualsiasi altra formazione politica. Ma il metodo, le regole, per me, penso per noi, contano. Nella casa nella quale ho creduto per 20 anni contano. E se vedo qualcosa che non va cerco di dare il mio apporto per modificarla. Solo questo. E per questo proseguirò il mio sciopero della fame ad oltranza.
Spero di aver risposto a tutti i punti della tua mail. Se così non fosse proseguiamo. O singolarmente o dove più preferisci. A me interessa sapere come la pensi perché le tue opinioni potrebbero farmi capire che sto in errore e, io, non chiedo altro.
Con sincera cordialità
Nicola
 
P.S.        È oltre mezzanotte. Ho risposto a diverse mail ma non ce la faccio a scrivere anche sul blog dove tento di aggiornare una sorta di mio diario, pubblico. Bene. Pubblico questa mail e, se mi autorizzerai, anche la tua.  Risponde non a tutto ma a molto, almeno della mia iniziativa. L’indirizzo è http://cnlradicaledemocratico.ilcannocchiale.it   lo trovi più facilmente digitando su google: nicola magaletti radicale. Potrebbe essere quello il luogo di dibattito o facebook, twitter, o indicami tu un forum più opportuno.
POLITICA
BAVAGLIO RADICALE
19 novembre 2010

 

BAVAGIO RADICALE sono da 18 giorni in sciopero della fame per la parola che mi è stata negata durante il IX Congresso di Radicali Italiani.
Dopo 18 giorni di sciopero della fame silente, forse il primo della storia, cioè comunicato ai soli compagni radicali, mi son reso conto che il mio sciopero non è silente ma muto.
Proprio i Radicali, paladini della libertà di parola, sono sordi all’appello di darmi voce sulla nostra Radio Radicale che vanta di “dar voce a chi non ce l'ha”
Da oggi, metterò il megafono a questo sciopero non più silente, affinché qualcuno mi ascolti.
 
 
mail inviata al segretario dei Radicali Italiani e Cc alla Galassia Radicale quotidianamente:
 
Roma, 18 novembre 2010, diciottesimo giorno di sciopero della fame.
Cari compagni Radicali,
la presente per confermarvi che intendo proseguire lo sciopero della fame, finché non mi sarà garantita la libertà di parola, che mi è stata negata durante il IX Congresso dei Radicali Italiani, per evidenziare temi che ritengo cruciali per il partito e per porre quesiti che esigono risposte:
·        Soppressione vitalizio parlamentare. Considerando le battaglie sul finanziamento pubblico dei partiti e sui costi della politica, elementi caratterizzanti dell’identità e dell’azione radicale, chiedo perché i sei deputati radicali, con la sola astensione dell’On. Bernardini, il giorno 21 settembre 2010, hanno votato contro l’ordine del giorno Borghesi, dell’Italia dei Valori, n. 9/Doc. VIII, n.6/5, che proponeva la soppressione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
·        Unica mozione generale. Chiedo che il Congresso diventi realmente un luogo di elaborazione politica, dal quale scaturiscano una pluralità di mozioni generali sulle quali far votare l’assemblea sovrana e non, come è attualmente, suddita di una oligarchia che predetermina, ogni anno, una unica mozione generale sulla quale non ha alcun senso votare.
·        Libertà di parola durante il Congresso. Chiedo che il diritto individuale alla democrazia venga garantito ad ogni iscritto radicale presente al congresso, consentendo a lui, in via prioritaria e per uguale tempo, di poter prendere la parola durante il dibattito generale.
Vi chiedo quindi di poter fare il mio intervento di dieci minuti, negato durante il congresso, su Radio Radicale, in una fascia di ascolto che abbia un audience radicale paragonabile a quella del congresso che potrebbe essere alla fine di Stampa e Regime e prima della replica.
In attesa di un Vostro cortese riscontro Vi saluto cordialmente.
Nicola Magaletti
 
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